Dopo il referendum in Puglia la gestione pubblica dell’acquedotto
Dopo il referendum in Puglia si è passati quasi subito alla gestione pubblica dell’acquedotto. Un’azione presa con uno specifico provvedimento, “Governo e gestione del Servizio idrico integrato – Costituzione dell’Azienda pubblica regionale “Acquedotto pugliese (Aqp)”, che il governatore Nichi Vendola ha annunciato come il punto di partenza, per rispondere al desiderio di cambiamento e della difesa dei beni comuni affermata dalla cittadinanza con la vittoria dei sì in occasione del referendum sull’acqua pubblica. Da questo punto di vista sembra che il referendum sull’acqua pubblica contro la privatizzazione sia servito a qualcosa.
Dopo il referendum in Puglia niente taglio del 7% sulle tariffe
Dopo il referendum in Puglia non si è applicato il taglio del 7% sulle tariffe dell’acqua. Una posizione per certi versi impopolare quella di Nichi Vendola, che sembra non aver tenuto conto dell’espressione della volontà popolare, che ha votato in maggioranza sì in riferimento ad entrambi i quesiti referendari sull’acqua. Il governatore regionale ha spiegato le ragioni che stanno alla base della scelta, facendo notare come il 7% in questione rappresenta la copertura di un debito e quindi un costo. Inoltre proprio questo 7% non viene usato in modo opportuno per effettuare degli investimenti. Tutto ciò in ogni caso non è stato spiegato ai cittadini prima dello stesso referendum, in modo da poter mettere in atto una scelta consapevole.
Dopo il referendum in Puglia la posizione dei Verdi
Dopo il referendum in Puglia la posizione dei Verdi appare piuttosto chiara. Angelo Bonelli, presidente dei Verdi a questo proposito ha fatto notare che la legge frutto di una volontà popolare va applicata in tutto e per tutto. Se la legge stabilisce che le tariffe sull’acqua vanno tagliate, non ci dovrebbe essere nessuna remora nel procedere in questo senso. D’altronde i risultati del referendum 2011 non potevano non suscitare reazioni su acqua e nucleare. Quella di Nichi Vendola è una strategia quindi che non sembra del tutto chiara e che in molti hanno contestato. A cosa è servito altrimenti il referendum sull’acqua pubblica?
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