Il tasso di inquinamento delle spiagge italiane è piuttosto alto e per rendersene conto basta fare un giro di poche centinaia di metri.
Quanto sono inquinate le spiagge italiane? La risposta è arrivata direttamente dai risultati di un’analisi di Legambiente e di sicuro non ci porta buone notizie. Oltre ai classici mozziconi di sigaretta, che da sempre popolano le strade cittadine e le spiagge del Bel Paese, al mare troviamo anche numerose altre tipologie di rifiuti, tutti, ovviamente, prodotti dall’uomo.
Stando ai risultati di Legambiente, addirittura, in 100 metri di spiaggia è possibile trovare una media di quasi 1.000 rifiuti, per la precisione 961. Rapportato su larga scala, ad esempio sulle ampie spiagge che caratterizzano la costa dell’Italia centrale, questo risultato corrisponde a 36.543 rifiuti su circa 230mila metri quadrati di spiagge.
Legambiente ha poi approfondito l’indagine e stilato una classifica dei rifiuti più diffusi. Al primo posto troviamo ovviamente la plastica, corrispondente a oltre il 70% degli scarti reperiti sulle spiagge. Di questi, circa la metà è costituita da rifiuti in plastica monouso, ad esempio bottiglie, contenitori per alimenti o posate. Stando a uno studio pubblicato su Nature Sustainability, inoltre, i rifiuti plastici non si limitano sono alle spiagge, ma anzi popolano ampiamente anche i fiumi e, di conseguenza, i nostri mari.
Al secondo posto della top ten figurano invece vetro e ceramica, mentre la medaglia di bronzo va ai metalli. Carta e cartone costituiscono circa il 4% dei rifiuti e si posizionano quarti, mentre la quinta posizione, inaspettatamente, spetta ai tessuti. Ebbene sì, sulle nostre spiagge circa il 2% dei rifiuti è costituito da fibre tessili, mentre il resto dei rifiuti è composto da legno, gomma, bioplastiche, cibo e infine sostanze chimiche.
Dire che sulle nostre spiagge, in quanto a rifiuti, troviamo l’imbarazzo della scelta è dire poco. Delle 28 spiagge prese in esame da Legambiente, presenti tra Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna, nessuna lascia ben sperare sulla condotta corretta degli esseri umani, che sarebbero tenuti a rispettare l’ambiente in cui vivono, anche solo disfacendosi in modo corretto dei rifiuti che producono.
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