L’addetto alla gestione del traffico aereo è una figura fondamentale negli aeroporti: se sbaglia, può avvenire un disastro, come quello accaduto al volo USAir 1493 sulla pista di Los Angeles.
Quando un volo atterra, siamo soliti dare encomi e congratularci con il pilota. C’è però una figura che agisce nell’ombra quasi sullo stesso piano del comandante: stiamo parlando del controllore di torre. Quest’ultimo è colui che gestisce il traffico aereo, colui che dà il via libera agli atterraggi o alle partenze. Un minimo errore può essere fatale.
È proprio questa la base di partenza del volo USAir 1943 che nel 1° Febbraio 1993 fu il protagonista di un disastro aereo immane. Questo velivolo solcava i cieli tra le città di Syracuse, New York, San Francisco e la California. Durante il tragitto con destinazione Los Angeles, il mezzo trasportava ben 83 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Alcuni di essi però non toccarono terra incolumi.
L’aeroporto di Los Angeles è così strutturato: possiede 4 piste parallele, di cui due disposte a nord e le restanti due verso sud. Le due piste che ci interessano per lo svolgimento dei fatti sono chiamate rispettivamente 24L e 24R. Sono le ore 18.00 nella metropoli americana e il volo USAir 1493 è in procinto di atterrare. La torre di controllo comunica la pista: sarà la 24L.
Al contempo però, c’è un altro volo in attesa di partire: stiamo parlando dell’aereo Sky West 5569. I comandanti di questo velivolo però registrano problemi radio e cambiano frequenza. La torre di controllo comunica che è possibile partire presso la pista 24L, la stessa dove sta atterrando l’aereo protagonista di questa vicenda. L’impatto tra i due velivoli fu violentissimo e nessuna frenata riuscì a stoppare lo scontro. Un grande incendio divampò mentre sul posto accorrevano i soccorsi.
Ebbe la peggio l’aereo in attesa di partire, ossia lo Sky West 5569. Nessuno dei 12 passeggeri al suo interno riuscì a sopravvivere. Per quanto riguarda invece il volo USAir 1943, 20 passeggeri sugli 89 totali persero la vita. I feriti si attestarono a quota 30, di cui 13 con lesioni molto gravi. La vicenda scosse assai l’opinione pubblica tanto che è stato minuziosamente analizzato nell’episodio “Autorizzati al disastro” del documentario “Indagini ad alta quota“.
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